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Di Marco Travaglio.
Di Marco Travaglio.
Di Marco Travaglio.
Federalismo, legge elettorale, norme ad personam questione morale, sistema fiscale: Marco Travaglio intervista Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta.
Da Il Fatto Quotidiano.
“Se la finiana Angela Napoli dice che alcune parlamentari del Pdl si sono prostituite in cambio del seggio, tutte le parlamentari del Pdl la querelano. Se invece il turboberlusconiano Giorgio Stracquadanio dice che è cosa buona e giusta prostituirsi in cambio del seggio, tutto va ben madama la marchesa. Dipende da chi lo dice…”
Di Marco Travaglio.
“Che Mr B. desse il meglio di sé nelle missioni internazionali, era cosa nota. Appena varca la cinta daziaria, forse perché sprovvisto di Gianni Letta e delle altre badanti che hanno il compito di sedarlo nelle circostanze ad alto rischio, esce al naturale. Ma l’idea di andare a Mosca per rammentare davanti agli ex comunisti sovietici Putin e Medvedev i finanziamenti occulti dei comunisti sovietici al Pci, ecco, quella non gli era ancora venuta. Quando poi il nostro ha attaccato la geremiade contro Fini e le toghe rosse, le delegazioni giunte da tutto il mondo han preso a picchiare sugli auricolari della traduzione simultanea, pensando a un’interferenza in cuffia. Invece era proprio lui che, tanto per cambiare, badava ai cazzi suoi…”
Da il Fatto Quotidiano.

“A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra. Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Residente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo…”
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Ci vorrebbe il candore di un bambino, come nella fiaba del re nudo, per strillare: “Che ce ne frega dell’alloggio di 65 metri quadri a Montecarlo venduto da An e abitato dal fratello della compagna di Fini?”. Non ce ne frega niente perché riguarda una bega privata tra gli eredi della contessa Annamaria Colleoni che lo donò ad An che lo vendette a due off-shore che lo affittarono a Giancarlo Tulliani (da privato a privato a privato a privato). Perchè non investe un solo euro di denaro pubblico. E perchè a menarne scandalo sono il partito e i giornali di un tizio, incidentalmente presidente del Consiglio, indagato per aver minacciato un’organismo pubblico (l’Agcom) affinchè chiudesse trasmissioni a lui sgradite e imputato per gravissimi reati contro l’interesse pubblico: corruzione giudiziaria di un testimone, frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita. L’unico pallido motivo d’interesse pubblico nel “caso Fini” è l’accusa, mossa ai vertici di An, di aver tradito le ultime volontà della contessa Colleoni, che aveva lasciato i suoi beni (compreso un gatto) al partito per sostenerne “la buona battaglia”.
La vicenda ricorda, per sommi capi, quella del Bosco di Gioia, la rara e antica area verde sopravvissuta nel Parco Sempione alla cementificazione di Milano e donata nel 1964 da una nobildonna, Giuditta Sommaruga, all’Ospedale Maggiore. Ma a una condizione: che “non venga venduta né data in affitto, ma sia mantenuta fra le proprietà dell’Ospedale Maggiore, non solo ma venga bensì destinata ed adibita a scopi ospitalieri… per lenire le sofferenze dell’umanità”. L’ospedale pubblico, poi divenuto Niguarda, accettò l’eredità, ma poi tradì le ultime volontà della donatrice vendendo i terreni nel 1983 con la complicità della Regione Lombardia. Che in seguito decise di costruirvi un grattacielo di 160 metri, una cosina sobria da 400 milioni destinata a ospitare la sua nuova sede: una moderna piramide non di Cheope, ma di Roberto Formigoni, a imperitura memoria del Celeste governatore del Pdl. Così, per non disturbare il capolavoro, vennero rase al suolo le 200 piante del Bosco di Gioia, 12 mila metri quadri di area verde.
Contro lo scempio ambientale insorsero 15.500 abitanti del quartiere e vari comitati spontanei animati da Verdi, Milly Moratti, Dario Fo, Beppe Grillo e Rocco Tanica (il tastierista del gruppo Elio e le storie tese che ha dedicato al fattaccio la canzone- invettiva Parco Sempione). Ma fu tutto inutile.Oggi al posto degli alberi c’è un gigantesco cantiere, l’ennesima colata di cemento. Ma nessuno, a parte Report, ha mai denunciato lo scandalo su scala nazionale. Forse perché questo, diversamente dall’eredità Colleoni, riguarda denari, poteri, enti e interessi pubblici.O forse perché Formigoni è amico di Berlusconi. O forse perché gli alberi non posseggono tv né giornali. O forse perché non c’è di mezzo Fini. O forse per tutti questi motivi insieme.
Marco Travaglio
Ricapitolando. Il premier B. ha due processi per frode fiscale e appropriazione indebita, uno per corruzione giudiziaria e un’indagine per minaccia a corpo dello Stato, senza contare prescrizioni, reati depenalizzati (da lui), amnistie, insufficienze di prove, le archiviazioni per decorrenza termini. Il suo braccio destro Previti è un pregiudicato per due corruzioni giudiziarie. Il suo braccio sinistro Dell’Utri è un pregiudicato per false fatture e frode fiscale, poi ha una condanna in appello per mafia, un processo per estorsione mafiosa, uno per calunnia pluriaggravata e un’inchiesta per associazione segreta (la P3).
Il suo coordinatore Verdini è indagato per corruzione e P3. Il suo vicecoordinatore Abelli l’hanno appena beccato a prender voti dalla ‘ndrangheta. I suoi ministri Matteoli e Fitto sono a processo, l’uno per favoreggiamento, l’altro per corruzione. Altri due, Bossi e Maroni, già pregiudicati. Fra i sottosegretari, Letta e Bertolaso sono indagati, Brancher è imputato, Cosentino ha un mandato di cattura per camorra e i pm di Roma stanno valutando la posizione del viceministro della Giustizia Caliendo, detto “Giacomino” dai compari di P3.
Questo governo-lombrosario gode della piena fiducia (35 volte in due anni) del Parlamento, e ci mancherebbe: lì siedono 24 pregiudicati e 90 fra imputati, indagati, prescritti e condannati provvisori. Anche al Parlamento europeo ci rappresentano condannati (Patriciello, Borghezio, Bonsignore) e indagati (tipo Mastella).
In omaggio al federalismo penale, frequentano assiduamente procure e tribunali un bel po’ di sindaci: dalla Moratti (indagata per smog e abuso) a Tosi e Gentilini (condannati per razzismo), da De Luca (imputato per associazione per delinquere, concussione, truffa, falso) a Cammarata (inquisito per abuso). E sono indagati cinque governatori regionali su 20: Formigoni (smog), Lombardo (mafia e abuso), Scopelliti (imputato per omissione d’atti d’ufficio e di recente beccato a cena col boss), De Filippo (favoreggiamento), Iorio (concussione e abuso). L’ex governatore siciliano Cuffaro, condannato in appello a 7 anni per favoreggiamento mafioso, è imputato per concorso esterno e il pm ha appena chiesto per lui altri 10 anni di galera.
I vertici della Protezione civile vagano fra l’ora d’aria e i domiciliari. Indagati pure il cardinale Sepe e un paio di gentiluomini di Sua Santità. L’erede al trono Vittorio Emanuele di Savoia è imputato per associazione a delinquere. Ottimi anche due presidenti emeriti della Corte costituzionale: Mirabelli era intimo del faccendiere Pasqualino Lombardi; Baldassarre è indagato per millantato credito.
L’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, è sotto processo per l’aggiotaggio delle scalate bancarie. Ben piazzato il Gotha di Confindustria, col gruppo della presidente Marcegaglia che ha patteggiato per corruzione e il padre della Emma, Steno, fresco indagato per smaltimento illegale di rifiuti tossici. Il gruppo Fiat-Agnelli sfila in tribunale con Gabetti e Grande Stevens, la Telecom modello Tronchetti con gli spioni della Security, e poi Fastweb, Parmalat, Finmeccanica, Unipol, Impregilo, Ligresti, Geronzi…
Ottime le performance di forze dell’ordine e servizi segreti: il Sismi di Pollari & Pompa alla sbarra per i dossier illeciti; il capo del Dis, De Gennaro, condannato in appello a 16 mesi per istigazione alla falsa testimonianza sui pestaggi del G8, per i quali hanno collezionato 73 condanne fra dirigenti e agenti della Polizia; una dozzina di 007 indagati per i depistaggi sulle stragi; l’ex comandante della Gdf, Speciale, ha rimediato in appello 18 mesi per peculato; il comandante del Ros, generale Ganzer, s’è appena guadagnato 14 anni in primo grado per traffico internazionale di droga, mentre il predecessore Mori è imputato per favoreggiamento a Provenzano e indagato perché ai tempi delle stragi trattava con Cosa Nostra, infatti godono entrambi della “piena fiducia” del governo, e anche del Pd.
Ma noi, dico noi miseri incensurati, dove abbiamo sbagliato?
Di Marco Travaglio.