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Ciclo di riflessioni di diversi intellettuali sui mali della televisione promosso da Giudizio Universale.

Ciclo di riflessioni di diversi intellettuali sui mali della televisione promosso da Giudizio Universale.
Di Massimo Gramellini.
Oggi la butto sul personale, robetta da patetico blog autoreferenziale per fanciulle con l’acne o tardoni nostalgici e chiedo scusa. Qualcuno, ogni tanto, mi rimprovera l’ essere figlio di un giornalista, Guglielmo, “Mino” per noi, nella acrimoniosa certezza italiana del nepotismo. In effetti, ammetto che a mio padre devo una scelta che cambiò la mia vita. Nel 1969, dopo qualche anno di “abusivismo”, come si diceva allora, di lavoro in nero, ricevetti due offerte, contemporaneamente e inaspettatamente, una dalla Rai e una dalla Stampa. L’offerta della Rai era molto più succulenta, per stipendio e incarico, di quella della Stampa, che mi proponeva, con sparagnina saggezza sabauda, il minimo contrattuale e pedalare. Ero sul punto di scegliere la Rai, quando mio padre, che non metteva mai il naso nel mio lavoro altro che per dirmi che sprecavo il mio tempo in quel mestiere di m…, intervenne: “Conosco bene la Rai dal di dentro, Vittorio. Non andare mai a lavorare alla Rai perchè se vorrai andare avanti arriverà il giorno in cui dovrai metterti la maglia di una scuderia e legarti a un carro, mentendo a te stesso e da vecchio te ne vergognerai. I soldi non hanno importanza, se sei bravo arriveranno dovunque tu vada, se sei un somaro, o non te li daranno o li avrai rubati”. Guardando ogni giorno, come purtroppo devo fare, la Rai, rivedo il volto di mio padre agitatissimo all’idea che salissi sull’ orrido carrozzone che oggi sforna telegiornali nordcoreani come il TG del Minzculpop, scalda a bagnomaria melliflue pappine omogeneizzate come Porta a Porta, deprime e nasconde grandi talenti perchè non hanno la maglietta giusta o la lingua abbastanza penzolante e boicotta un programma controverso, ma saporito e vivo, come Annozero perchè – e lo sappiamo tutti benissimo – sta sulle palle al padrone della Rete concorrente. Dunque è vero, sono un raccomandato. Uno che seguì cioè la raccomandazione del proprio padre e non entrò alla Rai. Grazie, papà.
Vittorio Zucconi
E’ un riflesso condizionato: puoi fare la ballerina, la scienziata, la chirurga, la poetessa, la farfallina in topless o la magistrata, la Presidentessa di un Paese straniero o la deputata o la monaca… non importa. L’anziano di potere ti vede nuda.
Gli piaci o non gli piaci. In entrambi i casi si sente in dovere di comunicartelo. Le tette della scrittrice premiata per l’opera prima gli piacciono. Poiché essa è nata nel 1984, quando lui già ci era venuto a noia. Le tette dell’altra scrittrice, quella del premio assoluto, non le ha nominate. Forse non gli piacevano, forse erano meno visibili.
Il pisello degli scrittori non viene degnato di altrettanta attenzione. Nemmeno suoi eventuali muscoli o testicoli o glutei o fianchi. Lo scrittore potrebbe risentirsi, di tanta superficialità. A lui lo leggono o non lo leggono, lo premiano o non lo premiano, ma non gli inquadrano il pacco, non gli mettono i pettorali a favore della telecamera. Anche lo scrittore, se è giovane, viene considerato con maggiore benevolenza. Se è “giovanissimo” (cioè sotto i 40) ancora di più. Non potendo svecchiare la classe dirigente, perché troppi politici dovrebbero guadagnarsi da vivere in un altro modo ( perfino facendo qualcosa di utile), hanno deciso di svecchiare gli artigiani della letteratura. Chiunque sia nato dopo il 1975, ha una chance di incarnare “il caso dell’anno”. Gli scrittori e le scrittrici, evidentemente, vengono a noia più rapidamente dei politici. Le voci nuove si vendono meglio.
Speriamo che siano tutti dotati come la giovane Murgia.
Non sempre è così purtroppo, perché la letteratura si nutre anche di esperienza, di continuità nella fatica, e di quel particolare “orecchio per l’essenzialità” che è, nei migliori dei casi, effetto collaterale dell’età matura.
Lidia Ravera
“Che la Rai abbia bisogno di essere riformata per essere salvata dalla lenta agonia che la sta attanagliando (definizione del presidente Garimberti), è evidente. Che ci sia la necessità di una nuova governance è nei fatti, che il Pd e il consigliere Petroni facciano una proposta simile, però sa di inciucio e questo non va bene…”
Di Loris Mazzetti.