1994, l’anno in cui la mafia si è fatta Stato →
Di Salvatore Borsellino.
Di Salvatore Borsellino.
Cinque operai extracomunitari sono dal 31 ottobre a decine di metri d’altezza in cima a una gru, a Brescia. Protestano contro la vergognosa truffa che il governo ha perpetuato nei loro confronti. Assieme ad altri migliaia di migranti, i cinque saliti sulla gru, avevano creduto al governo quando questi aveva promesso la normalizzazione delle loro condizioni, il permesso di soggiorno in cambio del pagamento di una tassa e dei contributi previdenziali. Così tutti costoro hanno pagato come minimo qualche migliaio di euro, tra tassa e contributi previdenziali, per vedersi riconoscere il permesso di soggiorno e non essere più clandestini. Ebbene, a seguito di una circolare del Ministero degli Interni a firma del capo della polizia Manganelli, questo loro contributo è stato semplicemente incamerato, ma la loro situazione è rimasta la stessa. Infatti, con un vergognoso comma 22, questa circolare dice che se un clandestino paga per emergere vuol dire che era clandestino e, pertanto, deve essere espulso. Alcuni dei lavoratori sulla gru sono egiziani, ma non sono nipoti di Mubarak. Per questo lo stesso governo e lo stesso Ministero degli Interni che si permettono i comportamenti scandalosi di questi giorni, sono coloro che applicano una vergognosa persecuzione nei confronti di migranti che, lo ripetiamo, hanno avuto fiducia nello stato e hanno pensato di regolarizzare la loro posizione pagando tutti i soldi che gli venivano richiesti. Questa è l’Italia di oggi. Contro quest’Italia leghista e berlusconiana, nipotina di Mubarak e Gheddafi, il 6 novembre a Brescia migranti e italiani manifesteranno in piazza.
Giorgio Cremaschi
Di Lucio Musolino.
“Cagliari, 11 ottobre, ore 14.30. Un centinaio di immigrati in rivolta si impadronisce del Centro di prima accoglienza, ubicato nell´area militare dell´aeroporto. Ore 14.45, una decina di ribelli fugge scavalcando le reti di cinta di 4 metri. Alcuni si feriscono. Ore 14.50, quattro fuggiaschi vengono avvistati sulla pista dell´aeroporto. Ore 14.55, l´Enac avverte della chiusura dello scalo fino alle 22…”
Di Adriano Sofri.
C’è un grande assente nel dibattito sulle tasse: il drenaggio fiscale. Che dal ‘90 ha colpito i redditi più bassi: chi guadagna solo 15mila euro oggi paga il 28% in più in termini reali, mentre chi sta sopra 1 milione di euro paga quasi il 10% in meno.
Di Leopoldo Nascia.
“Quando si sta per un po’ di tempo fuori del Bel Paese, nell’Europa Occidentale, al rientro, inesorabilmente, lo si ritrova così brutto, così piagato dalle sue tante mafie, che ci si chiede come lo si possa ancora definire Bello. Certo, direte: i paesaggi, i musei, le città d’arte (e cittadine: quante sono!), la cucina… Ma i paesaggi sono scempiati giorno dopo giorno, inesorabilmente, dall’attivismo dei nostri concittadini, tollerati quando non addirittura incoraggiati (ah, i condoni edilizi!), dai governi…”
Di Angelo d’Orsi.
Cronaca di un viaggio tra Siria e Turchia di Giovanni Perazzoli.
“Apprendiamo con angoscia crescente, ogni giorno che passa, delle torture e del rischio di “deportazione in patria” subiti dagli eritrei trasferiti il 30 giugno dal centro di detenzione di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto vicino Sebha, una prigione gestita direttamente dalle forze di sicurezza libiche. Neppure le decine di persone che erano state gravemente ferite a Misurata, durante i primi tentativi di “identificazione” da parte di rappresentanti del governo eritreo, vengono curate e sembrerebbe che almeno due eritrei non siano più ritornati nelle camerate, dopo essere stati condotti nelle sale di tortura del carcere di Brak. Dopo un viaggio in condizioni disumane, stipati dentro un container, probabilmente trainato da una delle motrici Iveco cedute dall’Italia alla Libia, nell’ambito degli accordi di collaborazione in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare, centinaia di uomini, giovani donne e minori, detenuti in condizioni disumane, rimangono esposti ad abusi sistematici, sorte che da anni tocca in Libia a tutti gli eritrei che vengono arrestati dalla polizia, come già confermato da testimonianze dirette e da dettagliati rapporti delle principali agenzie umanitarie, Human Rights Watch ed Amnesty International, da ultimo, proprio pochi mesi fa…”
Da Micromega.